Marc Coma a Motoblog: "Più avventura alla Dakar 2017"
Il 5 volte vincitore della Dakar, oggi Direttore Sportivo del mitico rally-raid, si è concesso ai nostri microfoni per un'intervista a tutto campo.
In occasione della presentazione ufficiale ‘italiana’ dalla Dakar 2017 abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con il leggendario Marc Coma, fuoriclasse spagnolo 5 volte vincitore della Dakar tra le moto (2006, 2009, 2011, 2014 e 2015) che poco meno di un anno fa ha appeso il casco al fatidico ‘chiodo‘ per diventare il nuovo Direttore Sportivo del più importante e famoso rally-raid del mondo.
La Dakar del prossimo anno si correrà dal 2 al 14 Gennaio tra Argentina, Bolivia e Paraguay, paese quest’ultimo che ospiterà per la prima volta la corsa. 12 le tappe in programma, con un percorso che andrà a toccare le capitali delle 3 nazioni e che nei suoi circa 9.000 km affronterà diverse zone fino ad ora mai esplorate in precedenza. Il sempre affabile e sorridente Coma si è confermato entusiasta della sua nuova avventura e del suo nuovo ruolo in seno all’A.S.O., la società organizzatrice dell’evento.
E’ passato circa un’anno da quando sei stato nominato DS della Dakar: come valuti personalmente i primi di questa tua nuova esperienza?
“Sì, è passato un anno e sono ancora assolutamente contento della decisione che ho preso. Mi sento fortunato a ricoprire questo ruolo. Sto imparando tanto, perché nel passaggio da pilota a organizzatore le cose cambiano moltissimo, ma tutti mi hanno dato e mi stanno dando una mano. Essere un ex-pilota mi aiuta molto per quanto riguarda la parte sportiva, ma per altre sono io stesso che devo imparare. E’ comunque iniziato un nuovo capitolo della mia vita.”
Guardando alla Dakar 2017, quali ritieni siano gli elementi di principale novità rispetto a quella dello scorso anno e a quelle precedenti?
“La novità principale è il Paraguay, che sarà il 29° paese ad ospitare la Dakar e da cui si partirà a inizio 2017. Sarà una Dakar diversa ma sempre difficile, con un clima tropicale all’inizio e che poi ci porterà nella parte a nord della Bolivia, dove non è mai passata e che sarà quindi tutta da scoprire. Lì ci saranno da affrontare i problemi d’altitudine visto che La Paz, capitale della Bolivia – dove ci sarà anche una giornata di riposo – è la capitale più alta del mondo a 3.500 m sul livello del mare. E il Lago Titicaca è proprio lì vicino. Io credo che ci sia un buon potenziale da quelle parti, perfetto per lo spirito della Dakar.”
“Poi vireremo verso sud per tornare in Argentina, una paese che conosciamo gia, e chiudere a Buenos Aires, una città che è già diventata mitica nella storia della Dakar e che ospiterà il gran finale per la 5a volta.”
Che genere di influenza ritieni di aver avuto tu personalmente nello stabilire il percorso della prossima Dakar?
“Al momento siamo ancora in una fase di definizione del percorso. A grandi linee c’é già, ma ci sono ancora alcune cose da decidere. Stiamo lavorando sulla tappa marathon, su tre o quattro speciali di più di 450 km, e a me piacerebbe includere anche fare una speciale da 700 km, quasi una ‘speciale’ africana. D’altronde questo è il mio spirito: cercare di rendere il tutto ancora più avventuroso. Io veglio tanti chilometri di speciale e pochi di ‘trasferimento’.”
“La Dakar è e dovrà sempre essere una grande avventura, e quest’anno dovrà esserlo ancora di più. Io ho cercato di renderla ancora più stimolante e difficile. L’anno scorso abbiamo dovuto fare un po’ i conti con ‘El Nino’, tanto che sembrava che ci fossero solo due tipi di condizioni: pioggia o gran caldo. Quest’anno, senza ‘El Nino’, speriamo che le cose possano andare meglio. il nostro obiettivo comunque è stato quello di creare una Dakar ‘dura’ sin dall’inizio.”
E’ passato ormai qualche anno da quando, nel 2009, la Dakar è sbarcata in Sud America. Pensi che ci resterà o che ci siano possibilità, in futuro, per un ritorno in Africa?
“La Dakar ormai si può dire stabilizzata in sud America: ci sono nazioni che arrivano come il Paraguay, altre che non ci sono più come Cile e Perù, ma restano comunque ancora molti posti dove andare che non abbiamo mai esplorato. Anche nel 2017, come ho detto, andremo in tanti posti nuovi dove non siamo mai andati prima.”
Tu e Despres avete caratterizzato l’ultimo decennio abbondante della corsa, ma ora vi siete ritirati entrambi. Ci sono piloti che credi siano in grado di raccogliere la vostra eredità?
“Ci sono tanti giovani che sono arrivati alla Dakar negli ultimi anni, è evidente che ci troviamo davanti ad un cambio generazionale. Sono arrivati tanti piloti dal cross e dall’enduro, ma se guardo agli ultimi due anni devo dire che Toby Price mi ha davvero impressionato: alla sua prima partecipazione è arrivato sul podio, e alla seconda ha vinto. Lui è già una realtà, ma potrebbe davvero essere il campione in grado di segnare una nuova era della Dakar.”
E come vedi la situazione tra i costruttori? Pensi che l’egemonia di KTM proseguirà?
“E’ difficile da dire perché KTM ha una grande esperienza in questa corsa. Tuttavia vedo che gli altri team, gli altri costruttori, stanno lavorando sodo per avere successo alla Dakar e per me non sono poi così lontani da loro. E’ sempre difficile predire cosa può succedere nel futuro, specialmente in un evento così imprevedibile come la Dakar.”
Tu ti sei ritirato pochi mesi dopo esserti aggiudicato la tua quinta Dakar, quando eri ancora un pilota decisamente ‘al top’. A distanza di tempo, quale aspetto credi sia stato il più determinante per questa tua decisione?
“Io ho smesso a 38 anni, dopo 12 Dakar in moto di cui 5 vinte, ma ci sono stati diversi elementi che mi hanno portato a prendere questa decisione. Non è stato facile, ma quando mi è stata prospettata la possibilità di diventare DS, per me che sono un grande appassionato di questa corsa che arrivo da un piccolo paesino della Catalogna, è stato impossibile dire di no. L’ho vista anche come l’opportunità di restituire alla Dakar quello che lei mi ha dato.”
Hai mai valutato anche tu la possibilità di passare alle auto, prima del ritiro o anche eventualmente più in là nel futuro?
“Sì, era una delle possibilità, ed è un cammino comune per chi smette con le moto. Ci stavo pensando, ma l’offerta della ASO non era qualcosa che avrei potuto prevedere e questa ha sgomberato il campo da ogni altra ipotesi.”
Tu hai smesso del tutto con l’agonismo o ci sono magari delle gare di qualche genere a cui partecipi quando possibile?
“Adesso faccio qualche piccola gara in bicicletta, vado spesso in moto con gli amici, ma sono cose per cui non ho più molto tempo. Comunque non ho abbandonato del tutto la moto, se è questo che intendi. Presto ci sarà il Merzouga Rally dove avrò anche un ruolo di tutore-istruttore per tanti giovani piloti, molti dei quali faranno la loro prima esperienza in assoluto con questo genere di competizione. Lì cercherò di trasmettere loro la mia esperienza: è da eventi come questi che escono i futuri partecipanti della Dakar.”