CIV, belle corse al Mugello ma spalti vuoti. 50 anni fa c'era grande pubblico. Perchè?

Malgrado le belle gare del Mugello del Campionato Italiano Velocità gli spalti del circuito toscano erano vuote. Perché?

CIV, belle corse al Mugello ma spalti vuoti. 50 anni fa c'era grande pubblico. Perchè?
Massimo Falcioni
Pubblicato il 4 lug 2016

CIV Mugello 2016 – Tutto cambia, sempre, e questo vale anche per il motociclismo in evoluzione da oltre 100 anni sia sul piano tecnico che su quello agonistico. Tagliamo corto. In questo week end, all’autodromo del Mugello (mica nella pistina minimoto al mare) nel CIV – il massimo campionato nazionale di velocità – si sono svolte gare davvero belle sotto ogni profilo, specialmente con i due round della Moto3 (250 GP) da incorniciare.

Come altre volte in passato il clou (anche) in Italia è oggi rappresentato dalla 250 Grand Prix, la cosiddetta Moto3, moto strutturalmente da ex 125 GP, però con motori quarto di litro mono 4 tempi molto sofisticati ma “imbavagliati” da regolamenti particolarmente restrittivi. Nelle corse, si sa, domina la MotoGP incentrata sul nome di Valentino Rossi. Poi, quando (Dio non voglia), il “Dottore” 40enne appenderà il casco al chiodo si vedrà il reale “peso” del motomondiale. Ma anche nel motomondiale cresce l’interesse per la Moto3 (prima bistrattata a favore del bluff Moto2), vuoi per le gare-show, vuoi perché è animata da “giovani leoni” (16enni e 20enni), fra i quali si distinguono (finalmente!) molti italiani. Idem in Italia.

Gli spalti del Mugello, così come nelle altre gare del CIV, sono stati praticamente vuoti, pur con l’ingresso del prato gratuito e l’ingresso nel paddok con una manciata di euro. Perché il pubblico diserta il CIV e non solo il CIV (vedi il mondiale Sbk ecc.)? Restiamo ancorati alla 250 che, appunto, per decenni in Italia (ma vale anche per altri Paesi) ha portato masse di appassionati ai margini dei circuiti pagando biglietti anche costosi. Non è vero – chi scrive queste note ha seguito tutte le corse (anche) nazionali dal 1957 – che prima le gare erano più belle di quelle di oggi.

L’altro ieri al Mugello in Moto3 allo start c’erano oltre 30 piloti, con i primi 15 in qualifica dentro pochissimi decimi, con una volata finale in corsa dove i primi 8 o 10 stanno dentro il fazzoletto di un secondo. La foto di questo post riguarda la partenza della 250 GP sul circuito stradale di Riccione lungo meno di 3 Km: i piloti in griglia sono la metà di quelli del Mugello; esclusi i primi 2 (Tarquinio Provini su Morini mono e Silvio Grassetti su Benelli 4 cilindri) distaccati di pochi decimi, tutti gli altri hanno distacchi impressionanti: l’ultimo della prima fila parte con un gap di oltre 4 secondi, l’ultimo della seconda fila con un gap doppio e peggio ancora gli altri. La gara, a parte le schermaglie iniziali, viene vinta da Provini con Grassetti secondo a oltre 15 secondi di distacco. Dopo il terzo tutti sono doppiati, anche due volte.

Questo non è l’eccezione ma la regola di anni di gare e non solo in Italia. Si dirà: ma il clou era la 500! No! Perché lì era anche peggio – dopo il 1957 e per oltre 20 anni – con il vincitore (leggi Agostini su MV Agusta) che doppiava sovente anche il secondo. Ma quel giorno a Riccione (chi scrive queste note era presente…) i 40 mila sul lungomare erano contenti ed esultarono per la 250, portando alla fine in trionfo Provini, Grassetti, Beale, Redman, Torras ecc. Erano (eravamo) sprovveduti, per non dire peggio? No. Allora perché i circuiti erano pieni? I motivi sono diversi ma qui semplifichiamo. E’ vero, c’erano meno eventi.

Ma c’era, allora, la “cultura” delle corse. La gara rappresentava sempre un evento “unico” da non perdere (anche quando poi arrivò la diretta TV). Si andava in circuito “trascinati” dal nome delle grandi Case italiane (nella 250 MV Agusta, Guzzi, Morini, Benelli, Mondial, Aermacchi, Ducati, Parilla ecc., tralasciando le moto estere), alcune di queste nell’alone del mito perché protagoniste fin dai primi anni del ‘900, ovunque nel mondo, Case che portavano in pista moto-prototipi … da “sogno”, molto diverse l’una dall’altra sia sul piano progettuale che su quello strutturale, diverse e uniche anche nel … sound! Non solo.

Si andava perché Provini e Grassetti della foto e ancor prima – dopo il motociclismo dei pionieri e degli eroi: Gilera, Garelli, Ghersi, Nuvolari, Morini, Ruggeri, Sandri, Aldrighetti, Gnesa, Mentasti, Nuvolari, Varzi, Tenni, Serafini, Taruffi, Tonino Benelli – dal 1949 Ambrosini, Ruffo, Pagani, Masetti, Liberati, Venturi, Mendogni, Ubbiali, Spaggiari poi Milani, Pasolini, Bergamonti, Villa, Lega, Agostini e quindi Lucchinelli, Uncini, Ferrari, G.Rossi, su su fino a Cadalora, Capirossi, Rossi (ma qui entriamo nella cronaca…) – erano piloti del motociclismo de: “I giorni del coraggio”, i più vivi per miracolo dopo incidenti spettacolari quanto gravi, piloti di grande coraggio, di grande carisma e di grande umiltà che amavano “fisicamente” il pubblico con il contatto diretto e ne venivano ricambiati. Altro che twitter, fan club, gossip, bla-bla!

Il grande pubblico si identificava con le grandi Case (italiane) assurte a bandiera, a icona al limite della venerazione. Nei circuiti, non solo in Italia, c’erano pochi sponsor ma tante bandiere tricolori e tanti striscioni con scritto W Guzzi, W Gilera, W Garelli, W Benelli, W Bianchi, W Mondial, W Ducati, W Morini, W MV Agusta. La gente faceva a scazzottate per difendere la (propria) Marca! Oggi chi sa con che moto ha gareggiato nel CIV del Mugello (ma anche nel mondiale Moto3) il vincitore? Peggio! Chi conosce – fra la massa – il vincitore del CIV ma ciò vale anche per il Cev e per il mondiale fuori della MotoGP. Delle due splendide gare della Moto3 del Civ al Mugello neppure una riga su nessun quotidiano nazionale.

Nessun “noto” commentatore tv ha detto “a” su gare da infarto con moto (anche) Made in Italy competitive rispetto alla Case dominatrici degli ultimi decenni e con piloti “ragazzini” di grande livello. Poi è facile scoprire i … Nicolò Bulega quando diventano campioni…del mondo. Si cerca la “star”, il fenomeno fuori pista capace di bucare il video, non il campione che “inceneriva” solo dallo sguardo come Tarquinio Provini o che, come Giacomo Agostini, ammaliava con il sorriso furbo. Certo, nella Mototemporada, insieme ai nostri (pochissimi: due o tre…) italiani partecipanti nel mondiale correvano fior di campioni che facevano cassetta: Duke, Surtees, Dale, Hocking, Hailwood, Redman, Read, Ivy, Torras, Herrero, Carruthers, Roberts, Sheene, Cecotto ecc. Ma i 50 mila e più accorrevano per le nostre Case e per i nostri campioni. Con questo post si vuole solo aprire una riflessione per capire, guardando al passato, dove va il motociclismo.

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