Mugello fra bodyguard, fan veri e fasulli: è qui la festa?
Marquez e Lorenzo al Mugello protetti da bodyguard messi a disposizione dalla Dorna. Motociclismo come il Calcio?
Le notizie della vigilia del GP d’Italia al Mugello sono due e hanno poco a che fare con le corse in pista: la prima riguarda i bodyguard messi dalla Dorna a difesa di Lorenzo e Marquez, cioè i principali avversari in gara di Valentino Rossi; la seconda il forfait dall’autodromo toscano del fan club di Marquez perché – al di là di scuse organizzative – “minacciati”, come già dissero mesi addietro. Entrambe le notizie hanno un comune denominatore: la sicurezza. O meglio, la mancanza di sicurezza o presenta tale che in parole povere significa che chi al Mugello non tifa Valentino Rossi rischia. Sberleffi, fischi, spintoni, sberle o cos altro non si sa, ma rischia. A questo siamo.
E’ tutta una montatura esagerata o una opportuna azione di prevenzione? Non resta che attenerci alle valutazioni ufficiali: la prefettura di Firenze considera il round del Motomondiale al Mugello un evento a rischio con tutto quel che segue con una serie di misure relative a divieti, vigilanza, restrizioni varie, pari pari come già avviene nel calcio. Ne prendiamo atto sic et simpliciter? Ci strappiamo le vesti perché oramai il motociclismo è “ammorbato” come il peggior calcio? Ci laviamo la coscienza cercando il caprio espiatorio e puntando il dito contro Valentino Rossi reo di aver contribuito alla degenerazione del nostro amato sport una volta bello, pulito, sano e puro? Insomma, si scopre – ma non da ora – che il motociclismo non è più l’isola felice del tempo che fu. Quando è a rischio la sicurezza e l’incolumità delle persone, guai sottovalutare. Ma, aggiungiamo, guai generalizzare, gettar benzina sul fuoco, gridare sempre più forte “al lupo! Al lupo!”.
Insomma, anche qui serve il senso della misura. Per due guardie del corpo messe alle costole dei due piloti spagnoli (accadde per Marco Simoncelli in Spagna e accade spesso per Valentino Rossi in molte manifestazioni anche extra sportive) significa davvero che il motociclismo è infestato come il peggior calcio, dove a dominare è lo sfottò oltre misura, l’insulto, l’intimidazione, la violenza organizzata, dove si buttano bombe e ci scappa il morto, dove c’è un connubio malavitoso fra sport-affari-politica di stampo mafioso o simil-mafioso? Si è davvero giunti a un punto di rottura per colpa della deriva del dopo Sepang e Valencia 2015, per colpa di una tifoseria pro e contro Rossi, per colpa di fan che non solo in Italia sono per lo più colorati di “giallo” esercitando ovunque e su tutti la legge del più forte senza “fare prigionieri” e ai non rossisti resta solo l’alternativa o di stare a casa o di venire in circuito in… incognito? Non scherziamo!

E non confondiamo le punte minoritarie dei soliti noti (cioè dei soliti stupidi), fanatici di professione, con chi – magari a tinte troppo forti – esercita il proprio diritto di applaudire più che può il proprio beniamino fischiando più che può il suo avversario. Ricordiamo che In Italia e non solo in Italia – la minaccia (in qualunque modo, a qualunque titolo, con qualsiasi strumento) è un reato penale e come tale severamente perseguito. Chi è minacciato (dimostrandolo) non può che rivolgersi all’autorità competente. Chi minaccia (se la minaccia è reale e viene riconosciuta) ne paga le conseguenze, fino al carcere. Punto. Non bisogna fare di tutta un’erba un fascio ma alcuni fan di Rossi si sono comportati così (cioè male) e qui non conta il numero, sapendo che anche poche mele marce rovinano l’intero cesto e comunque conta il principio del rispetto e del buon senso, troppe volte smarriti. Valentino&amici hanno lasciato varchi in cui ha avuto e ha buon gioco chi cerca solo e sempre la rissa (non solo verbale) e il quasi-caos.

L’ambiguità non paga. Non bisogna più dire che questi “cani sciolti” sono ragazzi che sbagliano, permettendo loro azioni che di sportivo hanno ben poche fino a diventare espressione di delinquenza pura. Purtroppo oggi la violenza è nella società, quasi ovunque, non solo nello sport, una violenza che si sprigiona anche dal modo di pensare, di fare e di comunicare. L’abbiamo già scritto su Motoblog.it: “Il motociclismo in se stesso non c’entra – non è al nostro sport che si possono addebitare le pulsioni violente della società odierna – ma il motociclismo può diventare sempre più un’occasione di violenza perché aggrega migliaia e migliaia di persone e le divide in fazioni, oggi i “pro” e i “contro” Rossi”.
Nessuna giustificazione, nessuna indulgenza con chi semina e pratica odio e violenza. Tifare un altro pilota fuori dal proprio Fan Club non è una colpa.

La Dorna, l’Autodromo del Mugello, gli stessi piloti interessati e le loro Case e i loro Team (oltre alle autorità competenti) non possono fare orecchie da marcanti e fanno bene ad intervenire. Fa male chi lascia correre pensando magari di guadagnarci qualcosa essendo i problemi per altri. Ripetiamo quanto già scritto su Motoblog.it: “ Serve un segnale forte e chiaro. Provvedimenti prima, durante e dopo le corse, di prevenzione ma anche di repressione individuando i responsabili – se ci sono – delle minacce con le relative sanzioni di legge”.
L’autodromo deve rimanere un luogo di grande sport, di grande festa per tutti: non può diventare un lager imbavagliato ma men che meno deve diventare il nuovo Colosseo, una “terra di nessuno” per i nuovi “giustizieri” intenti solo a strumentalizzare le corse e i piloti per coprire il proprio vuoto mentale e l’abisso delle proprie frustrazioni. Al Mugello si va per fare festa non per fare casino o, peggio, per fare male agli altri con la scusa del tifo sportivo. Chi sgarra paga.
