Ethec: la moto elettrica da 400 km di autonomia

Dall'Università di Zurigo arriva un progetto di una moto elettrica ad altissima autonomia, con un design che fa discutere.

Ethec: la moto elettrica da 400 km di autonomia
Peppe Croce
Pubblicato il 19 giu 2018

La moto elettrica che vedete in questo video e in queste foto si chiama Ethec, è un prototipo sviluppato dall’Università di Zurigo in Svizzera e da qualche giorno è sulla bocca di tutti per due motivi principali: fa 400 km con una sola carica di batteria ed è brutta. Almeno secondo molti.

Andiamo con ordine: Ethec è una moto completamente nuova, progettata da zero con soluzioni ad hoc mai viste su una moto elettrica o con motore termico. A detta dei giovanissimi ingegneri che la stanno sviluppando sarà la prima moto elettrica con recupero energetico in frenata, tecnologia che spiega l’enorme autonomia.

La batteria è composta da 1260 celle a ioni di litio ed è raffreddata da un sistema termoelettrico: una cella di Peltier abbinata ad una sistema di iniezione olio. Robe del genere si vedono nei computer degli smanettoni, per raffreddare le CPU overclockate. La capacità è di 15 kWh, con recupero energetico. I motori sono due, uno anteriore e uno posteriore, per un totale di 22 kW di potenza cioè circa 30 CV.

Il telaio è monobody, con frame tubolare per ridurre i pesi. A proposito: non è dato sapere quanto pesa l’intera moto. La forcella è trapezoidale regolabile.

Secondo molti questa moto è brutta. In effetti assomiglia a un enorme radiatore, un grosso dissipatore delle CPU degli smanettoni di cui sopra. Di certo è qualcosa di mai visto prima e di innovativo.

Il passaggio all’elettrico permette soluzioni di design assolutamente inedite, gli ingegneri non hanno più i limiti imposti dai vecchi motori termici piazzati sotto il serbatoio e con lo scarico sotto o ai lati della coda. Avere uno o due motori elettrici integrati nel mozzo delle ruote cambia tutto e l’unico vero problema è dove e come posizionare la batteria.

Che è anche l’elemento più costoso, delicato e pesante. Gli ingegneri dell’Università di Zurigo hanno scelto questa soluzione, che assomiglia molto a un termosifone con le ruote, ma che forse è il futuro del motociclismo.

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