Guzzi V8 e mercato moto vintage: replica o originali sono uguali?

Ha preso vigore il mercato delle moto vintage e d'epoca, alcune non sono originali bensì delle 'semplici repliche'

Guzzi V8 e mercato moto vintage: replica o originali sono uguali?
Massimo Falcioni
Pubblicato il 1 mar 2017

Ognuno con i propri soldi fa quel che vuole e soprattutto se ce ne ha tanti può buttarli dove più lo aggrada coltivando passioni e togliendosi sfizi proibiti agli squattrinati. La moto, il motociclismo, tutto ciò che ci gira attorno, è una passione che tira come le api al miele ma è anche costosa, a volte tanto costosa da restare per i più, un sogno: guardare ma non toccare! Vale soprattutto per le moto da corsa, anche quelle vintage, oggi di gran moda, dove a pezzi pregiati “originali” da .. Louvre se ne aggiungono tanti altri (troppi?) che sono solo “repliche” e spesso anche mal riprodotte da far male agli occhi.

La passione per le moto “replica”, specie per quelle da corsa degli anni ‘50 e ‘60, si è talmente sviluppata da alimentare oggi un mercato e un business nazionale e internazionale di notevoli proporzioni. A dire il vero, in altri Paesi come l’Inghilterra, Francia, Olanda, Germania ma anche gli Usa, già da prima della guerra e subito dopo c’era questa passione delle mostre-scambio dove si poteva trovare fior di pezzi di motori e componentistiche racing, specie Made in Italy. Nei primi anni ’70 il notissimo costruttore pesarese Giancarlo Morbidelli aveva i suoi informatori esteri che segnalavano il bocconcino “giusto” in questo o quel mercatino, da questo o quell’altro amatore: il patron pesarese partiva e acquistava il pezzo desiderato. Non è così che via via è sorto quel Louvre della moto (soprattutto racing) che è oggi a Pesaro il Museo Morbidelli?

Idem per altri centri in Italia e altrove, tutti da visitare, col cappello in mano. Come detto, c’è una divisione netta fra moto da corsa (specie le Grand Prix) “originali” e quelle “replica” in un mondo fatto sì di veri e competenti appassionati ma anche di incompetenti e/o furbetti del … “mercatino” che hanno trovato in questo business una loro nuova ragione per facili guadagni turlupinando gli sprovveduti, danarosi e non. Ripetiamo, ci sono moto da corsa “replica” che sono pezzi ammirevoli sotto tutti i profili perché realizzate magistralmente da gente che ci sa fare sulla base dei disegni originali o sulla base di campioni che qualcuno riesce sempre ad avere. In questi casi anche il palato più sopraffino non può che prendere atto della gustosa prelibatezza. C’è un però. Si tratta spesso di un mezzo rifatto, non originale. Allora?

Allora basta non spacciare questi gioielli o pseudo-gioielli per “originali”, altrimenti si è su un piano inclinato, quello del “falso”. Fino a qualche decennio fa, c’erano appassionati che sognavano: “Ah, se ci fossero repliche di moto da corsa, magari quelle di secondo livello, per gare juniores quali Morini settebello, Motobi, Aermacchi ecc.”. Ecco fatto. Arrivarono, originali e non, invadendo mercatini e gare vintage. Poi toccò alle Grand Prix, Gilera Saturno, Norton Manx, su su Morini 250 bialbero, Benelli plurifrazionate e non, MV Agusta, Bianchi ecc. I più arditi lanciavano la sfida: “Se ci fosse una replica della Guzzi 500 V8!”. Ecco fatto.

Ieri ha fatto notizia la vendita a Londra di una Guzzi 500 8 cilindri Grand Prix per poco meno di 200 mila sterline – per la precisione 196.250 – cioè qualcosa come 230.000 euro. Troppo? Troppo poco? Dipende. Perché la moto battuta all’asta al London Motorcycle Show è “solo” una replica – seppur fedelissima – e non l’originale del mitico bolide V8 4 tempi bialbero di oltre 70 CV a quasi 280 Km/h (all’epoca definito dagli inglese “la moto del 2000”) progettato dall’Ing. Giulio Cesare Carcano e costruito a Mandello Lario nei primi anni ’50 con l’esordio nelle prove del GP di Senigallia e poi del GP d’Italia a Monza del 1955 e con la prima corsa a Imola il 2 aprile 1956 nella Coppa d’Oro Shell affidata a Ken Kavanagh.

Quella fu anche la gara del… “debutto” (da… spettatore bambino) all’autodromo del Santerno di chi scrive queste note: di quella straordinaria giornata ricordo l’urlo rauco misto a un sibilo lacerante di quella straordinaria moto da corsa e la grande pioggia. Kavanagh guidò l’infernale carosello per i primi dieci giri, costretto poi al box per un banale guasto a un condotto dell’olio o – come narra un comunicato della Casa dell’aquila – per la rottura della spia dell’acqua. Non è questa la sede per tornare a raccontare le vicende di quella moto ideata per sostituire sui circuiti super veloci le mezzo litro Guzzi monocilindriche e 4 cilindri oramai inadeguate a contrastare le pluricilindriche Gilera e MV Agusta ma che invece otterrà i suoi migliori risultati sui circuiti misti.

Fatto sta che oggi c’è un appassionato (facoltoso) che si porta a casa questa “bomba”, seppure non quella “originale” (ce ne sono solo due, una nel grande museo di Mandello) che stupì a metà anni ’50 sulle piste facendo sognare tutti. Che dire? Beato lui! E chi fa spallucce e dice: “Ma è solo una replica!”. Vale la favola della volpe e l’uva di Esopo che non ripetiamo perché troppo nota. Sì, è solo una replica. E allora? Importante che faccia battere il cuore e… sognare.

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