SBK Phillip Island, solita questione fra Kawasaki e Ducati?
Le prove libere del venerdì hanno evidenziato il predominio di Ducati e Kawasaki.
Superbike 2017 – Sono soltanto le prove del venerdì ma a Phillip Island pare che il mondiale SBK 2017 ripropone il solito vecchio copione di un duello fra Kawasaki e Ducati, con le altre Case a fare da contorno. Ma, detta così, siamo al grasso che cola. Perchè vista con il pessimismo del bicchiere mezzo vuoto la stagione 2017 può avviarsi non come finì l’anno scorso – con il dominio della Ducati di Davies – ma come iniziò e proseguì nel 2016, con le Kawasaki inarrestabili e con Rea “cannibale”.
Che dici? Si dirà! Non c’è forse in cima alla classifica delle prove del venerdì il mastino della Rossa, Chaz Davies con il tempone (da MotoGP! Nel 2016 pole di Crutchlow in 1’29.494!) di 1’30.189? Esatto. Ma qui, con il gioco del vento e gli sbalzi di temperatura, contano di più i tempi (meno veloci) del pomeriggio, cioè nelle condizioni meteo e di pista che presumibilmente ci saranno in gara. E allora? Allora la musica cambia con il favorito nord-irlandese campione del Mondo della Verdona Jonathan Rea che, oltre a mettere a segno il secondo crono assoluto (1’30.225), stende tutti gli avversari con una simulazione gara di pomeriggio, sorbendosi a manetta ben 19 giri (la corsa ne prevede 22) in una forbice impressionante, fra l’1’31.0 e l’1’32.2! Capito?

L’impressione, ma forse è l’analisi tecnica, porta a pensare… male: che Rea inizia anche quest’anno a fare il gioco che più gli piace, quello del gatto col topo. L’iridato della Kawasaki lascia sfogare i suoi avversari tenendoli però al… guinzaglio: corse a ferro e fuoco perché show deve essere ma sul traguardo e in classifica la musica non deve cambiare. Non interessa a Rea chi si batte per il secondo posto e per il podio. Se poi i due gradini più bassi del podio dovessero essere occupati dalle Rosse con Davies e Melandri (quinto tempo nella combinata) a Rea non resterebbe che sorridere sornione, con Sykes “bastonato”, dimostrando che Kawasaki vince ma anche (e soprattutto…) grazie a lui.

Dorna pensa di rimescolare la competitività della SBK con regolamenti farlocchi ma non è quella la strada per rianimare il mondiale delle derivate in cerca di identità. Kawasaki e Ducati restano le moto da battere e le Verdone restano favorite. Perché? Evidentemente c’è (anche) un diverso impegno delle altre Case impegnate in questo campionato forse non ritenuto così importante. Vedremo. Se quest’anno Ducati il salto in avanti l’ha fatto, forse manca ancora la spinta decisiva per superare l’asticella che fa la differenza fra chi vince e chi perde.

Sono differenze quasi da nulla, ma qui le quisquiglie pesano, perché in pista il tempo vola. Ovvio che nessuno, neppure Rea, può dire gatto fin che non ce l’ha nel sacco. E quindi non è vietato “sognare” sperando non solo in una grande corsa-show ma anche in un exploit Ducati, con la ciliegina della (doppia?) vittoria. Se sognare non è vietato, allora meglio sognare al massimo, con un exploit trionfale del rientrante Marco Melandri che accenderebbe davvero questa SBK che altrimenti rischia di ripetersi illudendo ma poi deludendo. I pronostici sono fatti per essere smentiti.
