MotoGP Sachsenring, quel gioco di squadra che manca in Yamaha. Rossi e Lorenzo l'un contro l'altro armati

Valentino Rossi e Jorge Lorenzo fratelli coltelli al Sachsenring. Yamaha potrebbe portare alcune novità in Germania... ad entrambi?

MotoGP Sachsenring, quel gioco di squadra che manca in Yamaha. Rossi e Lorenzo l'un contro l'altro armati
Massimo Falcioni
Pubblicato il 14 lug 2016

MotoGP Germania 2016 – Al giro di boa del Sachsenring il Mondiale MotoGP presenta dopo nove gare un quadro definito con davanti a tutti il “solito” poker d’assi ma ben diverso dalle previsioni di inizio campionato. In testa, con 145 punti, c’è Marc Marquez versione 2016, passato da cannibale a calcolatore, davanti a Jorge Lorenzo (121 punti) e a Valentino Rossi (103 punti) passati dal ruolo di fuggitivi a quello di inseguitori. Come e più di sempre questo è un mondiale ballerino, con insidie e colpi di scena che favoriscono l’audience, quindi gli sponsor, tenendo il Circus iridato – a differenza della SBK – in buona salute, almeno in apparenza.

Il furetto Marquez 2016 s’è fatto furbo in pista e fuori, porgendo la mano al “nemico” Valentino cui l’armistizio legato col cerotto non pare portar bene, ultimo pro tempore dei tre che contano. Nel mezzo, per ora, c’è Lorenzo, scontento per essere dietro al connazionale della Honda ma contentissimo per avere dietro il mai “digerito” compagno (si fa per dire) di squadra. Honda senza Marquez, indiscusso capitano con Pedrosa gregario di lusoo, sarebbe già in rovina. Mentre per Yamaha è proprio Marquez la rovina. La Casa dei tre diapason ha una gran MotoGP, grandi piloti, grande Team ma annaspa perché il direttore d’orchestra “assiste” e non dirige con conseguenti “stecche” e una musica spesso stonata.

I piloti della Yamaha pagano per la jella, per qualche prestazione da dimenticare, per svarioni tecnici e di guida, per una eccessiva sopravalutazione di se stessi e dei loro mezzi e per non aver considerato la capacità del cambio di passo del loro principale avversario, tatticamente maturato. La Yamaha, partita con i favori del pronostico perché moto più “completa” e più capace di adeguarsi ai nuovi regolamenti (nuova centralina unica e nuove gomme), resta la moto potenzialmente più competitiva ma ciò non basta perché Marquez non si fa travolgere dal persistente gap della Honda, ci mette del suo con una guida superlativa ma senza più strafare, capace di ottimizzare in gara ogni situazione (da qui le due vittorie e i tanti piazzamenti) intascando via via punti preziosi.

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Ha ragione chi, come Jorge Lorenzo, dice che ogni gara quest’anno è un punto interrogativo. Fatto sta che come sempre “verba volant scripta manent” e la classifica generale vede i due vessilliferi della Casa dei tre diapason dietro al portabandiera della Casa dell’ala dorata: gap di 24 punti per il maiorchino e di 42 punti per il pesarese. Con dieci gare davanti (compreso il GP di Germania) tutto può ancora succedere ma è evidente che chi sbaglia al Sachsenring paga dazio e soprattutto tocca ai due assi della Yamaha tornare sul podio, più in alto possibile, mettendosi dietro il rivale della Honda. Un passo falso di Lorenzo e soprattutto di Rossi consentirebbe a Marquez, se non di chiudere la partita, comunque di prendere il largo, una forte spinta sul piano dell’aritmetica e soprattutto sul piano psicologico.

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Ecco perché, al di là delle piatte dichiarazioni della vigilia fatte ieri con la “carta copiativa” sono Jorge e Valentino ad essere fra l’incudine e il martello: non possono sbagliare ma non possono neppure permettersi una corsa in difesa. Qui siamo. Forse vengono al pettine i “limiti” tattici e strategici del Team Yamaha, da sempre contrario ai “giochi di squadra” e deciso a non “orientare” e a non calmare i bollenti spiriti dei suoi due cavalli di razza, lasciandoli liberi di lanciarsi stilettate e bombe H, di “cuocere” nel brodo delle polemiche fino al punto di avere nello stesso Team due campioni l’un contro l’altro armati, di fatto nemici. C’è, oltre a una questione di immagine, una questione di sostanza. Nel motociclismo è una situazione già vista. In casi come questo, tutto bene per la Casa, ma fino a quando i due separati sotto lo stesso tetto dominano gare e campionato facendo i due “galletti” bacchettanti fuori pista, ma primo e secondo sotto la bandiera a scacchi.

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Tutto cambia, invece, quando fra il primo e il secondo si inserisce un altro pilota di un’altra Casa e soprattutto tutto precipita se – come per adesso recita la classifica – il primo è il primo degli avversari in sella alla moto della Casa che è la prima Marca avversaria. Rossi cerca il titolo numero dieci e Lorenzo cerca il bis del 2015: entrambi vogliono questo titolo ma – in caso contrario – entrambi preferirebbero che a vincerlo non sia il compagno di squadra bensì Marquez con la Honda. Ecco. In casa Yamaha l’aria surriscaldata del box si taglia con l’accetta ma si ostenta sicurezza puntando – oltre che sulla storica professionalità del Team – sulla certezza della qualità e della “correttezza” in pista di Rossi e di Lorenzo, ben sapendo che i due poulain mai accetterebbero ordini di scuderia e mai si darebbero una mano l’uno con l’altro.

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Non è tutto perché, come noto, il maiorchino è con le valigie in mano verso Borgo Panigale, situazione ad alto rischio che crea – in un campionato così indeciso – non pochi imbarazzi di natura tecnica e non solo. Nessuno può mettere in discussione la correttezza della Yamaha che ha fin qui dato e darà fino al termine della stagione anche a Lorenzo il massimo di supporto possibile. Visti i valori in campo, per recuperare terreno, non è da escludere che già al Sachsenring la Yamaha porti in pista moto “rinfrescate”, con l’ultimo step di sviluppo, con il nuovo… “pezzo” che può fare la differenza. Entrambi i piloti potranno beneficiare delle novità tecniche di motore (e non solo) di cui si dice un gran bene? Nella risposta alla domanda tutt’altro che banale, può stare la chiave di volta del risultato della gara di metà stagione e forse di tutto il campionato.

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In passato sono anche troppi gli esempi con due piloti della stessa Casa che avevano moto uguali solo nel… colore. Non è forse così anche oggi, per esempio in Moto3, con le KTM di Binder e (anche) di Fenati “ultimissimo grido” rispetto a quelle sempre al top ma più… “datate” di tutti gli altri piloti della Casa austriaca? E non è così con la Mahindra-missile di Bagnaia rispetto alle altre 8 in pista affidate a piloti sempre con gap ultra pesanti? A scanso di equivoci diciamo ciò senza nulla togliere al valore di Binder, Fenati, Bagnaia. Ma solo chi segue le corse degli asini può credere che oggi in Moto3 ci sono piloti che ogni gara subiscono un gap di 3-4 secondi al giro a moto pari. Suvvia!

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Da che mondo e mondo nessuna Casa dà la moto con l’ultima evoluzione al pilota che va via e va a correre con una grande Casa avversaria. Ribadiamo: siamo certi che Lorenzo avrà la “sua” moto al massimo che “quella” moto consente ma siamo altrettanto certi che da metà campionato in avanti – quindi dal Sachsenring o subito dopo – se c’è una moto più “avanzata” non sarà Jorge a guidarla. A meno che il campionato prenda una brutta piega, con Rossi fuori dai giochi per il titolo. Ecco perché il Sachsenring rappresenta un passaggio atteso e delicato, una gara che potrebbe segnare in modo deciso il percorso della seconda parte della stagione.

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